Ogni lunedì arriva quella notifica che ormai conosco bene: “Ecco il tuo report settimanale.” Di solito la apro distrattamente, guardo i numeri, penso “Sì, dovrei usarlo un po’ meno” e poi torno a fare quello che stavo facendo. Questa volta, però, qualcosa si è fermato: 7 ore al giorno
Ho fissato quello schermo per qualche secondo, come se quei numeri appartenessero a qualcun altro. Poi ho iniziato a fare due conti. Sette ore al giorno significano quasi cinquanta ore in una settimana, cinquanta ore, una settimana lavorativa intera, una settimana che non tornerà più. E sapete qual è stata la parte che mi ha fatto più male? Non riuscivo nemmeno a ricordare cosa avessi visto in tutte quelle ore, perché lo scrolling è così. Ti dà la sensazione di essere sempre impegnato, sempre intrattenuto, sempre aggiornato... ma, quando chiudi l’app, è come svegliarsi da un sogno di cui non ricordi quasi nulla.
Credo che siamo affamati di distrazioni, ci diciamo che apriamo Instagram “solo un attimo”, poi diventano dieci minuti. Poi mezz’ora, poi un’ora. E quella cosa che volevamo fare? Rimane lì. Il libro sul comodino, le scarpe da ginnastica vicino alla porta. Quel progetto creativo che continuiamo a rimandare, quella passeggiata che farebbe bene alla testa. Quella pagina studiata in più che al lungo andare la te del futuro ti ringrazierebbe. Lo journaling che inizieremo “lunedì”. La verità è che il telefono raramente ci ruba il tempo, siamo noi che glielo consegniamo, un pezzetto alla volta. Perché è più semplice riempire ogni momento di silenzio che ascoltare davvero quello che ci passa per la testa.
Mi sono fatta una domanda che non mi facevo da tanto:
Come sarebbe la mia vita se smettessi di riempire ogni spazio vuoto?
Se mentre aspetto il treno guardassi fuori dal finestrino invece dello schermo, se prima di dormire leggessi qualche pagina invece di guardare l’ennesimo reel. Se la mattina non iniziassi la giornata entrando nella vita degli altri prima ancora di entrare nella mia. Non voglio diventare quella persona che demonizza i social, anzi.
Grazie ai social ho imparato tantissimo, ho scoperto libri meravigliosi, ricette, luoghi, persone che mi ispirano ogni giorno, e grazie ai social che sono informata di ciò che accade nel mondo. Il problema non è il telefono, ma è quando, senza accorgercene, smettiamo di vivere la nostra vita per osservare quella degli altri. E questa consapevolezza, per me, è arrivata tutta insieme, dentro un numero: 7 ore.
Così ho deciso di fare una cosa diversa.
Non una grande rivoluzione, ma una piccola. Ho deciso di regalarmi una settimana in cui scegliere me, un po’ più spesso. Così ho ordinato ieri, proprio in concomitanza al nuovo lancio, la Primavera Agenda di Arianna Primavera.
Era da tempo nella mia lista dei desideri e finalmente è arrivata. La Primavera Agenda non è la classica agenda piena di caselle da riempire. È uno spazio in cui fermarsi, capire cosa conta davvero e progettare giornate che abbiano un senso, non solo una lista infinita di cose da fare. Ha tante sezioni come i consigli del mese, il bilancio, i viaggi (da fare, progettare o fatti), bilanci dei ricordi, letture e film e tanto altro. Mi piace l’idea che organizzare il proprio tempo non significhi produrre di più, ma vivere meglio. E credo che, in questo periodo della mia vita, sia esattamente ciò di cui ho bisogno. Qui c’è il concept dietro l’agenda.
Voglio tornare a camminare.
Camminare senza una meta precisa, senza l’urgenza di controllare il telefono ogni cinque minuti. Con il sole sul viso e la crema solare in faccia (mi raccomando!!!). Con i pensieri che finalmente trovano spazio, perché alcune risposte arrivano solo quando rallentiamo abbastanza da poterle ascoltare.
Voglio finire Il Maestro e Margherita.
Quel libro mi aspetta da settimane, ogni sera gli prometto qualche pagina. Ogni sera, puntualmente, scelgo un altro reel, è arrivato il momento di mantenere quella promessa.
Voglio iniziare a fare journaling.
Non per scrivere cose perfette, ma per tornare ad ascoltarmi, per chiedermi come sto davvero. Per ricordarmi le cose belle e soprattutto per mettere ordine al mio caos.
E voglio creare.
Scrivere, disegnare, pensare, inventare. Fare qualcosa che, alla fine della giornata, mi lasci la sensazione di aver costruito, e non solo consumato. Perché c’è una differenza enorme tra passare due ore a guardare quello che fanno gli altri e passare due ore a creare qualcosa di tuo.
Forse non è il telefono che voglio usare meno, forse è la mia vita che voglio vivere di più. Tra una settimana riceverò di nuovo quel report, magari il numero sarà ancora alto o magari sarà più basso. Ma spero che, accanto a quelle ore in meno sul telefono, ci siano pagine sottolineate, chilometri camminati, fogli pieni di pensieri, idee nate quasi per caso e qualche momento in cui mi sono sentita davvero presente. Perché la vita, quella vera, non succede mentre scorriamo uno schermo, succede nelle pagine che leggiamo con calma. Nelle passeggiate senza una destinazione, nei silenzi, nelle conversazioni, nelle idee che arrivano quando ci annoiamo. E forse il regalo più bello che posso farmi questa settimana non è usare meno il telefono, ma è ricominciare a scegliere, ogni giorno, dove voglio mettere la mia attenzione. Perché, in fondo, la nostra vita è esattamente questo, la somma di tutto ciò a cui decidiamo di dedicare il nostro tempo.
E quindi ho deciso di portarvi con me in questa avventura, non so se sarò costante e non so se riuscirò nel mio intento. So solo che ogni progresso fatto e ogni minuto passato a fare altro piuttosto che scrollare lo voglio condividere, perchè se ce la faccio io, potete farcela tutti. Quindi da oggi inizierà il mio mese detox! Vi tengo aggiornati, a presto -kiss






